Arrivarono all’accampamento principale. Gli amici di John erano seduti sul tronco di un albero e uno di loro stava suonando la chitarra, alcuni erano seduti a terra, gambe incrociate, e facevano da controcanto al tipo che suonava e cantava. John li abbracciò a uno a uno e glieli presentò tutti: Matthew, Dustin, Dave, Steve, Martha, Drew e altri lì in fondo, attorno alle tende, che li avrebbero raggiunti poi a suon di beatbox. Erano persone solari, rilassate, immerse nella natura per quel mentre, evidentemente. Veniva tutti dalla baia: chi da San Francisco, che da Oakland, chi da Berkley, chi dall’altra parte del Golden Bridge dove gli alberi dai fusti rossi respiravano storia e facevano da cornice all’Oceano oltre l’orizzonte.

Xania non era poco imbarazzata, ma John non mancava di riprenderla per mano e sorriderle ogni qual volta le si riavvicinava. Nel mentre lei notò l’organizzazione del loro accampamento: c’era una rudimentale cucina in cui dei secchi fungevano da lavelli, vari cartelli su cosa e dove buttare o tenere le cose, cuori e stelle dipinti su assi a tenere assieme il tutto, stoviglie alla rinfusa ma pulite e in un certo qual modo ordinate, un modo tutto hippie, niente odore di yuppies.

Matthew indossava un cappellino di hemp verde un sorriso smagliante mentre le porse una mezza noce di cocco svuotata e le disse che quella sarebbe stata la sua scodella, il suo piatto, il suo bicchiere se non ne avesse trovato un altro tra le stoviglie, di conservarla. L’avevano mangiato a colazione, le disse, e: “vedi il caso sei arrivata tu… L’altra metà la do a John, è il mio miglior amico sai?”

Ora lo sapeva. Ringraziò Matthew e contemplò John. Le era venuta una gran voglia di baciarlo, lì davanti a tutti come non ci fossero stati altro che loro due, si sentiva gli occhi lucidi e vedeva quelli di lui brillare ancora e ancora nella penombra degli alberi come si i raggi del sole arrivassero sempre e soltanto ai suoi. Matthew stava parlando con lui ora, ma lei non sentiva più le parole, non ascoltava più quello che si dicevano, era immersa nel suo odore e non potè far altro che lasciarsene attrarre: gli cinse un braccio, con entrambe le mani, e glielo avvolse con gli avambracci tendendo il corpo verso il suo fino ad appoggiarvisi. John quasi non ci fece caso, continuando a parlare con Matthew, con un gesto naturale come respirare, alzò l’altro braccio, la schiacciò un altro po’ contro di sé e le baciò la fronte, per poi divincolare il braccio avvinghiato nelle sue e avvolgerla e stringerla e dire al suo miglior amico: “l’ho trovata, Matthew! La mia stella.”

Matthew sorrise di un sorriso dolce e complice, forse commosso. Fece una carezza sulla guancia a Xania e poi tirò qualche pelo della barba a John e gli disse: “e la vernice rossa?”

John rispose: “dimenticata, da tempo”, poi guardò Xania e si sentì in dovere di spiegarla a cosa si riferiva Matthew. Xania lo lasciò fare e sentiva il suo amico ridere sommessamente mentre John le raccontava il suo ultimo colpo di matto, o almeno così lo definì: quando lui e la sua ex si erano lasciati, lui si era intrufolato nel suo appartamento e aveva riempito i muri di scritte volgari, tipo “troia”, con della vernice rossa. Xania fece un’espressione di stupore ma in cuor suono non lo sentiva, pensava solo che quanto potesse essere passionale quell’uomo non la stupiva e non la preoccupava. John guardò Matthew e aggiunse, a mo’ di epilogo al suo racconto: “e tu sei il solito bastardo, amico mio.”

Xania percepì tanto amore, in tutto ciò, se ne sentì gonfiare il cuore: si staccò un attimo dalla presa di John e diede un bacio sulla guancia di Matthew sussurrando per la seconda volta: “piacere di conoscerti, Matthew” per poi tornare a cingere la vita di John e rannicchiarsi un altro po’ contro il suo petto, dove poteva sentire tutto il suo calore e, soprattutto, il battito del suo cuore. Pensò: mi ha trovata, ed è senza dubbio il mio amore.

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