John la teneva per mano, ancora una volta. L’umidità del bosco respirava con i loro passi, i raggi del sole volteggiavano e lui ogni tanto si girava a guardarla e a chiederle se fosse tutto ok. Non parlarono molto, lungo il cammino, il peso dei pensieri e dello zaino di lui riempivano il silenzio, Xania si limitava a concentrarsi sui suoi, sui loro passi, pur chiedendosi dove e da chi la stesse portando. Un raggio la colpì negli occhi, rifrazioni di luce circondarono il corpo di John davanti a lei, un’aureola lo cinse, il suo odore acre la raggiunse con una brezza che le risvegliò il ricordo dei suoi baci, si fermò e il braccio le si tese fino a fermare anche lui, che si voltò con aria preoccupata, mentre lei gli afferrava l’altra mano per avvicinarlo a sé.

– John?
– Tutto bene?
– Sì, ma… John?
– Sì?
– Perché?
– Cosa?
– Perché tu?
– Perché noi.
– Perché?
– Perché ti aspettavo, stellina.
– In che senso?
– Sei la mia anima gemella.
– Non lo so.
– Io sì.
– Non mi hai nemmeno chiesto di chi sia il bambino.
– Vuoi che te lo chieda?
– No, per favore, no. Te lo dirò ma non ora. Dove hai detto che stiamo andando?
– Da amici.
– Tuoi?
– Nostri, vedrai.
– Dove?
– Nella valle.
– Vivono lì?
– No, ma ora sono lì.
– E poi?
– E poi vediamo. La mia idea è di raggiungere un computer e da lì mettere mano a questo programma sperimentale di cui mi hai parlato.
– Un computer? E a che serve?
– Serve a cancellarti dai loro archivi, serve a liberarti. Siamo tutti monitorati, di norma, tu sei una cavia e sei totalmente sotto controllo. Non mi stupirebbe se avessi anche un microchip sottopelle. Dobbiamo appurare questo e altri dettagli e decidere il da farsi.
– Come pensi riusciremo ad accedere ai loro archivi?
– L’ho già fatto, amore mio, l’ho già fatto per mia madre.
– Oh.
– Raggiungeremo la Silicon Valley, ma a suo tempo. Poi ti porterò dove dipingo, quando tutto sarà finito, a San Francisco. Ti va?
– Non lo so. Non so bene perché tu e io. Non capisco.
– Perché ti amo.
– Non sai nemmeno chi sono.
– So che sei con me e non potrà più essere diversamente che così. Tu con me e io con te. Perché ti ho aspettata per tutta la vita, mentre fuggivo dalle città e vagavo nei boschi e parlavo col cielo stellato. Perché lo sento. La tua doppia anima è l’anima che io ho perduto, è il mio cuore che sussulta quando ti annuso, il mio corpo che sussurra quando ti stringo, l’alchimia dei nostri sguardi che si fondono.
– Sei reale?
– Lo sono. Lo siamo.
– Come ne sei certo?
– Ti sento.
– Penso di amarti, John. Lo penso. Ma…

Lui l’abbracciò. Le diede tanti piccoli baci sulla fronte e sulle guance, le morse morbidamente zigomi, naso e mento fino a raggiungere le sue labbra, sulle quali indugiò, le succhiò, dunque parlò:

– Non senti come siamo inseparabili?

Xania lo cinse accarezzandogli i fianchi e lasciando scivolare le proprie dita fin dentro la cinta dei suoi pantaloni. Sentì il tepore della sua pelle, chiuse gli occhi e tornò a rivedere quelle rifrazioni di luce. Alzò una mano ai suoi dreadlocks, glieli scostò dal volto e vide luci blu elettrico e verde acido e rosso acceso e arancione succoso dietro le proprie palpebre. John le splendeva negli occhi anche quando li teneva chiusi.

– Sì, John, sì. Ma io sono debole e tu sei forte e mi sento sopraffarre.
– Perché ti sto dando le energie che posso darti.
– Come?
– Amandoti.

Xania fu scossa da tenui brividi. Lui le accarezzò le braccia con la punta delle dita e la baciò sulle labbra, sorrise, le prese la mano e si voltò. I loro corpi si appaiarono. Poi ripresero a camminare, l’uno affianco all’altra, mano nella mano.

 

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