Il tritacarne sul tavolo per il macinato che faceva mamma.
Il tritacarne lasciato sul tavolo da mamma, spento ma con la spina attaccata.
Io e mia sorella, piccole, pochi anni ciascuna.
Non so perché decidemmo di fare quel gioco, non ricordo.
Spento metteva il dito, quando lo toglieva io accendevo.
Ci siamo sbagliate, se io o lei non l’abbiamo mai capito, ma è andata che abbiamo sbagliato, che ho sbagliato, che ha messo il dito ed era acceso, che ha messo il dito e ho acceso, non lo so, non ricordo, com’è potuto succedere, non dovevamo fare quel gioco, come ci sia venuto in mente non so, non riesco a ricordare altro che quel che è successo dopo e comunque sia andata prima mi dispiace tanto.
Ricordo solo il sangue sull’asciugamano, la disperazione di mamma, la corsa all’ospedale, la 127 verde, mia sorella con me, noi tre, l’asciugamano insanguinato, il passaggio a livello chiuso, il senso di colpa, l’ospedale, il pronto soccorso, la sala d’attesa del pronto soccorso, il senso di colpa e la paura, l’attesa, nessuno che mi sgridasse… Non ricordo che m’abbiano mai sgridata, solo la disperazione di mamma e il mio senso di colpa e d’incredulità e orrore e paura… La mia sorellina, papà quand’è arrivato, la plastica al dito… All’indice della mia sorellina.

Non ricordo che papà si sia mai arrabbiato con mamma per quella spina rimasta attaccata, per quel tritacarne incustodito sul tavolo, nè con me che ero la più grande ma ancora troppo piccola per essere grande.

Non ricordo che mamma si sia mai arrabbiata con me per quel gioco inspiegabile che c’era venuto in mente.

Ero troppo piccola e la mia sorellina ancor di più.

Ricordo solo il sangue sull’asciugamano con cui mamma le aveva avvolto il dito tritato, la sua disperazione, la frenesia, la corsa all’ospedale, noi tre, il passaggio a livello chiuso, il mio senso di colpa e incredulità, la paura, l’orrore.

Non ricordo se piangeva, quanto piangeva.

Non ricordo che la tenevo stretta a me.

La ricordo in braccio a mamma, il dito avvolto nell’asciugamano grande, le macchie rosse di sangue.

E mi spiace per quel che non riesco a ricordare.

Mi vien da piangere per quanto non riesco a ricordare.

Per il nodo che mi sale in gola ogni volta che ci capita di ricordarlo, quel giorno.

E ancora non riusciamo a spiegarcelo. E ancora fatichiamo a parlarne, che quel senso di senso di colpa che mi si legge ancora in viso quando ci capita di ricordarlo fa tanta compassione quanto la plastica al dito immagino, non so bene, so solo che fatichiamo ad andare oltre accenni e cenni…

E ancora nessuno m’ha mai rimproverata per quel che è successo.

Mi chiedo se la mia sorellina mi abbia mai perdonata.

Mi chiedo se mamma mi abbia perdonata.

Papà… Tu mi hai perdonata?

Io non lo so se mi sono mai perdonata.

Non credo di essermi mai perdonata.

So che ho perdonato te, questo sì.

E mi dispiace tanto.

Io sono Caino.

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