Mistery, originally uploaded by Marita Cosma.

Sognare di venir sbranata, nel mio letto, da una bestia feroce non ben identificata, i denti affondati tra la testa e la schiena, gli artigli piantati sulle cosce a raccogliermi tra le fauci, voler urlare tutto il dolore e non poter emettere un solo suono, spalancare la bocca e non riuscire a muovere alcun altro muscolo, voler urlare, urlare solamente e non riuscirci, sentirsi divorare, fino a poter far uscire la voce e tutta la sua disperazione, sentirsi dire di fare silenzio. Sono sveglia, ora, intera, tutt’intera, rannicchiata e viva. Guardo il mio gatto, Lui, appallottolato tra la mia pancia e il limite del materasso, lo sento respirare e mi riaddormento. Sogno un cucciolo di tigre, poi la madre, mi aggredisce, alle mani, alle braccia, le dico: “ti prego, no, non mi far vedere i pezzi della mia carne” e corro via, incontro un amico, poi un altro, corro fino a scivolare su corridoi lisci come pavimenti neri e lucidi e stanze enormi come circhi… Lui si scusa, mi dice che gli hanno detto che doveva farmi sclerare, dare fuori di testa… Gli dico che lo so, di non preoccuparsi, che si chiama effetto hook e glielo dico voltandomi verso un suo amico che a sua volta dice “oh scusa” ma quasi per sfottermi e poi corro, corro, corro e corro ancora fino a svegliarmi e deglutire ed accorgermi di avere del sangue in gola. Sangue che sputo. Sognare di venir sbranata da una bestia feroce non ben identificata ma vera come un’illusione, vera come un sogno contestualizzato, vera come un dormiveglia inesorabile, una trappola infrangibile, una scatola dentro un’altra scatola, uno strato di realtà, un dislivello della mente, un’ombra in ginocchio sopra lo stomaco… Strati di realtà in cui e dai quali risalire a fatica, urlando nella penombra, il silenzio tutt’attorno, il silenzio ovunque tranne dentro… E svegliarsi ingoiando sangue.

Quel pomeriggio avevamo salvato un gattino dal suo miagolio disperato dentro uno scatolone alto quanto me affianco alla spazzatura. Inizialmente si trattava di un mistero, qualcosa di inaccettabile come solo un abbandono fatto da qualcuno che chissà perché; dopo una mezz’oretta di miagolio disperato ed un assembrarsi di persone preoccupate in numero sempre maggiore, è scesa una signora che ha chiesto a tutti per cortesia di non tirarlo fuori da quello scatolone, spiegando che c’aveva messo tre ore quella mattina a tirarlo fuori dal motore della macchina in cui si era nascosto 50 km prima, che aveva già contattato il gattile -che in realtà è un canile- per portarlo lì, ma che avrebbe dovuto aspettare delle ore per poterci andare e così… Mi sono offerta di prestarle il mio trasportino e tutti si sono tranquillizzati, bastava poco… Quel micetto era rimasto per così tanto tempo nascosto dentro un cofano tanto quanto era riuscito a farsi sentire da tutto il vicinato in poche ore dentro quello scatolone alto quanto me appoggiato tra i due bidoni della raccolta differenziata. Solo che il momento di farlo uscire da quello scatolone, diffidente e spaventato com’era,  non si è ovviamente rivelato cosa semplice, tanto più che ad attenderlo c’era una gabbietta di plastica da chiudergli sul muso, più che una ciotola di crocchette… Il micetto ha quindi fatto una gran corsa e si è arrampicato sul muro fino ad infilarsi nello spazio più angusto in cui poteva infilarsi, lì dove scorre il cancello automatico… Ci sono voluti tempo, pazienza e una pista di crocchette per farlo uscire, oltre che una presa sicura… Il micetto era un po’ bruciacchiato, oltre che selvatico. Ora quella ciotola di crocchette che gli avevo riservato pro salvataggio è tutta sua, al gattile che in realtà è un canile.

La bestia feroce che mi ha divorato nel mio letto forse, molto forse, era lui, mi sono detta…

Questo teschio qui sopra, che si trova da tempo indefinito sotto quello stesso bidone della raccolta differenziata vicino al quale la signora di cui sopra aveva ben pensato di piazzare lo scatolone, per altro chiuso, è invece un mistero, un vero mistero. Lo si vede quando il camion della spazzatura ripone il contenitore un po’ più in là del solito rispetto al marciapiede. E non si sa come sia potuto accadere, non si capisce, nessuno sa niente. E’ il nostro piccolo, grande mistero… E che fare?

Il mattino precedente a tutto ciò m’hanno svegliato delle sirene, di una corsa di biciclette e di camionette di pompieri. All’orizzonte, verso nord, inequivocabile, c’era un incendio. Dentro me il pianto soffocato di chi deve recuperare non solo il proprio tempo, riprenderne le redini, ma anche la propria identità. Ho dormito parecchio in questi giorni, come in un calo di tensione, un cortocircuito sentimentale, un’emozione inspiegabile, una disillusione consapevole. Ora mi devo muovere.

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