Sei del mattino e il mondo è intatto.
Malleabile come vetro antiproiettile, ma intatto.

Lui un po’ meno.
Le asimmetrie del volto gli si riflettono sulla portafinestra come su di uno specchio antico e spaccato con forza.

Ascolta il risveglio metropolitano, mani lungo i fianchi e schiena all’orizzonte del suo terrazzo, con la faccia di chi sa che tempo tre minuti e il vorticare in levante del traffico lo porterà a concentrarsi sul ticchettio dell’orologio e quindi su quei cerchi di fumo color cartavetro d’una diana blu insonnia tra indice e medio.

Poca voglia di affrontarlo, questo nuovo dannato giorno, poca. E un ricordo che gira denso nella testa: l’aver vissuto, l’essere stato, in circolo come solo un litro di birra calda calata in trachea ad una scopata di distanza da quel sorso d’assenzio effetto terra-aria/aria-terra. Aspira.
Alza il mento, espira.
Respira.

Dov’era quell’eco lontana che sentiva di solito a quest’ora?

Flashback. New York.
Pochi frame in successione. Rievoca odori e rumore.
Erano il martello pneumatico ed un vociare rotondo a svegliarlo, greve e pieno come solo quello di operai brasiliani all’alba di un’impalcatura sulla 120th nella West Side. Che risveglio: un colpo d’accetta al sonno e la cavalcata delle valkirie che fluttuava come un sogno calatogli nel retrosguardo dalla spugna spremuta d’un ordinario mal di testa.

Bel risveglio quello, poco tempo per perdersi in chiacchiere con se stesso. Questo invece: sei del mattino, traffico molesto e nell’aria una scia di sapor di sughero in malinconica ascesa verso quella linea di cielo incastratagli tra le pieghe sulla fronte e le ciglia folte.
Dissolvenza color dei suoi occhi.

SFX: Biip.
FrameZero.
Non riesce a togliere tra sé e il riflesso sul vetro di sé quel pensiero. E’ un vuoto tra lui e la mano che porta alla bocca, un tiro. Un vuoto ed a riempirlo un odore che non riesce a rievocare, un nome che non può ricordare, una sceneggiatura che dovrebbe scrivere forse entro breve. FrameZero capelli corvini, spalle strette, occhi lucidi come ciliege nere. Frame1 close-up degli zigomi. Frame2 lenzuolaazzurrobluaranciogiallocontroluce. Frame3

SFX: Beep.
Nuvole lente, inafferrabili. Come sensazioni inespresse ed inesprimibili. Come rugiada tra le ciglia pulsanti a lenire il susseguirsi di ricordi confusi, intoccabili e lievi. FrameStormingFeelingsinstream.

SFX: BeepBeepBeep.
Brividi impercettibili corrono veloci dalle tempie alle mani, dallo stomaco ai piedi. Baci. Ricordi che si fanno densi, spezzati e vibranti. Baci e zigomi e rotondità di corpi. Due forse, uno anzi: il proprio e quello di lei. FrameZeroB. Sonno convulso mento nascosto fronte mani ginocchia contro il proprio corpo. Guardarla dormire come vederla godere. Nella memoria frammentata i suoi sensi hanno il colore di Venere, Marte, Plutone e Giove. Si scioglie e cola in ambrosia il ricordo del desiderio che cresce e si fa brama. Trama. Diana blu mattina e nuvole di vapore, tabacco e caffè come sudore. Cerchi nella mente. Il suo nome lo ricordi?

SFX: bip. Bipbip.
Ricorda l’iniziale. Ricorda ch’era sensuale. Ricorda ch’era avvolgente e fragile. Ricorda che la vide morire, morire più volte e rinascere come una luce, calda ed intermittente. E ricorda che l’aveva pensata capace di ricucire con un solo gesto le pezze che mai alla propria vita aveva fino ad allora messo, quelle che ora sentiva parti necessarie d’un’identità simile ad un mosaico sconnesso, necessarie a quella memoria che lo stava abbandonando lasciandolo solo con un senso da dare a tutto ciò che avrebbe di lì a poco dimenticato, come in una fuga convulsa da un se stesso opaco e stretto, da quel nylon presentepassatofuturo, spezzato.

SFX: BIPbeep. Do mi mi mi re do sol. Tuuuuuuuuu.
Quell’eco. La primavera di Vivaldi e un segnale di libero.

SFX: Driiiiiiiin.
Un orecchino d’argento. Un altro dettaglio e la cenere al vento. Qualche altro squillo. “Pronto?”

Annunci