Gaza

E l’orco, e la fenice, e l’amico fidato
conosco, i loro volti so a memoria.
Anche la morte sa tutto a memoria.
Nella folla giù al porto di coloro
che vengono da un’epoca antica
e delle aspirazioni di coloro
che sono stati anticamente uccisi
nel porto delle barche
delle lingue ci guardi
Dio clemente dal male
che le sue mani hanno creato,
ci protegga dal male del maligno
che le sue mani hanno forgiato.
Orco e fenice, ed il sangue, e le reti
la discendenza e il compagno fedele
dall’inizio del mondo stanno là,
là alla fine del mondo.
L’alta sua fronte, un albero maestro
oscillante sul tetto del fumo.
Mi rivolgo a lei, sul collo
i ceppi d’una morte temporanea,
e le chiedo: le mura
della prigione leccano
la vergogna; che cosa, chi sei tu?
Una città oppure un avamposto
una trincea di petti tatuati
da ogni tipo di armi,
o sui petti coraggiosi
sono tutte le armi ottuse e offese?
Che cosa sei, chi sei?
Sei città, sei macello?
Gli stranieri controllano
di tanto in tanto il melo
della ferita tua, se fiorirà.
Per i vincenti razziatori
controllano gli estranei
la tua ferita che all’ombra
del gelsomino fa sangue.
Diagnosticano: forse
morirà,
all’alba forse Gaza morirà.
Ma nell’alba triste tornano
le grida del tuo amore, ed è più forte
la vita,
più forte! Salve a te,
sorella ai resistenti
più forte, più in alto. Salute,
o sorella ai miracoli,
i miei piedi, in catene da vent’anni,
le mie mani da vent’anni,
straziato amore, nel fuoco:
vent’anni, ahimè vent’anni
di notte e filo spinato
sono la mia finestra verso te,
sono ancora un amore
vietato,
io bambino che gioca nella piazza,
giovanile violenza a chi violenta
te sulla terra tua,
l’ucciso sul marciapiede,
i vigorosi i forti che non cadono,
io le case,
l’arancio
la sofferenza io la resistenza
le centinaia io, io le migliaia.
Oggi gli innamorati
devono scegliere morte
o eterna separazione.
Oggi le nozze del mio sangue sparso:
viviamo io e tu
amore perseverante
o moriamo.

Samih al-Qasim

Desiderio e Nostalgia

La ferita è nelle palme
la paura è negli occhi
ben chiara
torno al mio sangue sparso
sul muro dell’universo
al limitare dell’oscurità
nostra a scrivere in nome tuo la storia
ai confini della terra
nostra non voglio censura
dettata da paura
in passi e tracce nostri.

Sono figlia delle armi
per te combatto l’uragano
sono figlia di verdi ferite
venuta al mondo all’ombra tua
a te ritorno dal fondo
della gioia a te torno
bandiera di rivolta.

Costruirò una barca al sole
per navigare verso queste nozze
metterò fine alla storia
così bella del passato
e sognerò ritorno.

Io sono cielo ferito
oceano dissanguato
lacrima del deserto
spuma del sangue pozzo
di segreti e soltanto
per i tuoi occhi piango.

Il mio sangue tradito m’è tortura
il carcere m’insegue
mi schiacciano le ossa nella tomba
la vena perde sangue
tu sei di questa terra
niente mi colma l’occhio come te
e l’universo solo mi riempie
ti amo uomo e partigiano
che va nella mia terra
ti amo corpo e partigiano
che se ne va senza sudario
io ti amo vessillo che s’innalza
sulle cime di questo mio paese.

Vessillo di Palestina
io ti amo bandiera
di ogni altra la più alta
t’amo uomo che porti la bandiera
più alta t’amo speranza
che i desideri riporti alla vita
t’amo tempo di questo paese
vita di attimi lucenti
io ti amo miracolo
più di ogni miracolo bello.

Hanan Awwad

traduzioni di W. Dahmash e G. Scarcia
daLa terra più amata – Voci della letteratura palestinese

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